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| Un itinerario nel tempo sulle orme degli artisti |
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Il territorio di Gavirate ha attirato gente sin dalla preistoria, quando vi arrivarono prima i Liguri e poi gli agricoltori balcanici, attirati dalla fertilità della terra, dai laghi pescosi e ricchi di selvaggina.Ne sonotestimonianza le palafitte ritrovate all’Isolino e sul Bardello. Poi i Romani hanno cominciato a formare a Fignano un piccolo villaggio, che col tempo è cresciuto, come evidenziano i resti di necropoli trovate alla Trinità ed ad Oltrona e la tomba tardoantica di Voltorre. La posizione di Gavirate sul lago è da sempre considerata strategica, perché importante nodo stradale, che è anche il significato del suo nome, protetto dal Campo dei Fiori e dal lago. Dal medioevo sino alla fine del 1800, l’incile del Bardello fu anche punto di approdo della via di trasporto terra–lago tra Bozza, sul lago Maggiore, e Varese, come testimoniano le due torri faro, ora scomparse,costruite prima del 1560 sull’incile del Bardello e alla Schiranna.
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Dal 1539 l’antico mercato ne ha accresciuto l’importanza e l’ha fatta sede di botteghe artigiane ed importanti servizi civili e religiosi chemolto hanno influito sulla storia sua e di quella di un ampio territorio circostante. La sua gente è da sempre aperta agli scambi con le vicine città italiane e svizzere, ma soprattutto con Milano che da sempre l’ha considerata un luogo di residenza ideale, sin dai tempi in cui fu risparmiata dalla grande peste che la colpì. Poi l’arrivo della ferrovia ne ha fatto anche una residenza comoda. Non sono tuttavia mancati tempi bui, come quelli delle invasioni e dei saccheggi, come quello dei Lanzichenecchi e quelli della dominazione spagnola e delle emigrazioni, a cavallo del 1900. Questa è la breve storia di Gavirate, ma ciò che giustifica la presenza di tanti artisti negli ultimi due secoli è soprattutto la bellezza del suo territorio, con il suo lago posto in una splendida conca contornata da un panorama che vede le Alpi a corona attorno al Rosa, scenario di splendidi tramonti.
Alla ricerca della bellezza
Per ritrovare e gustare la bellezza che ha ispirato gli artisti, occorre percorrere l’itinerario indicato, nelle vesti di un viaggiatore che arrivi alla stazione e abbia la possibilità di trovarvi alcune preziose pubblicazioni. Cominciamo il grande giro scendendo a fianco della bella Chiesa di
S. Giovanni di antiche origini che contiene una bella via crucis in graffito del nostro Luigi Brunella e le belle icone di Lina Delpero. Imbocchiamo la stradina, a fianco di una pasticceria che ne porta l’antico nome: Contrada Maggiore. Questo è il quartiere di Fignano, il più antico, dove era posto inizialmente il mercato e dove si trova ancora il suo millenario e misterioso portale nella attuale via Magenta. Percorrendo la stradina sino in fondo si incontra un bel lavatoio, le antiche case contadine, con le grandi corti, i bei portali ed oltre 30 graffiti sulle vecchie mura. Si arriva poi nella piazzetta dove c’è un antico palazzo, con una corte con una bella magnolia, detto del Marchese. Da questa piazzetta possiamo fare una breve puntata alla bella e antica Fonte dei Ciusitt, in fondo alla via dei Fiori, passando per la parte nuova dominata dalla torretta della villa che abitò il Graziani.
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La fonte col suo ampio graffito del Brunella è stata restaurata da un gruppo di volontari: gli Amici di Fignano, gli stessi che hanno anche restaurato l’antico lavatoio. Ritornando all’inizio della via dei Fiori e passando per le antiche case della via Nino Bixio, che ricorda le stradine di montagna, si arriva alla via Bernacchi, dominata da una bella villa, quella che fu di Enrico Baj con davanti la modesta casa con una lapide,che fu la prima abitazione di Gianni Rodari. Subito dopo la villa si può percorrere una stradina che sale al Motto, circondata da ville e belle residenze con punti molto panoramici. Dallo stesso posto, parte un'altra stradina che porta alla villa della torretta, che fu residenza di Alfio Paolo Graziani. Percorrendo la via Bernacchi si possono ammirare bei panorami, poi in cima, alla Bellaria per la via Moncucco si può scendere adArmino, con la chiesetta dedicata a San Carlo Borromeo, a lui legata anche da una leggenda che gli attribuisce la nascita della sua sorgente. Si può poi ritornare verso Gavirate lungo un bel viale alberato dove c’è una edicola con una tela delicata alla Vergine dal Graziani, e poi girare sul viale Verbano dove si incontrano le case di Scalarini, casetta rossa con targa e poi quella di Lucenz, poco più avanti, davanti ad un antico cimitero. Si può quindi ritornare sul viale alberato per andare a Pozzolo col suo elegante lavatoio.
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È il quartiere antico più recente, attorno alla via dei Signori che sale al Lazzaretto, detta così per ironia, visto che era anticamente abitato dalla gente più povera. Ma prima di visitarla è interessante iniziare a salire la mulattiera del Campo dei Fiori che porta al Forte Orino ed arrivare alla vicinaCa’ de Monti da dove, dopo le ultima case, dalle spianate coltivate si possono ammirare splendidi panorami delle Alpi e gustare il profumo del bosco. Ritornati verso Pozzolo, possiamo raggiungere la Chiesetta del Lazzaretto, dedicata agli alpini, su una stradina che attraversa caratteristiche case contadine e al cui sommo si possono godere splendidi panorami, per arrivare ad un angolo suggestivo ed unico del Campo dei Fiori. Dietro la chiesetta, c’è una bella e fresca spianata dove pare che oltre 400 anni fa furono seppellite le vittime di una epidemia. Nel mezzo, corre una strada in terra battuta, da campagna inglese, che porta alla parte alta della Trinità, il quartiere delle belle ville, poste in splendide posizioni panoramiche e detto così per l’omonima Chiesetta sottostante.Alla Trinità, prese casa Adelio Mazza discreto scrittore di poesie, anche in dialetto e di famiglia ricca di artisti e patrioti, innamorato di Gavirate, che vi costruì una villa e fu padre di Aldo. Scendendo tra le belle ville si arriva alla bella Chiesetta della Trinità del 1713, da cui si può risalire al parco Morselli, dono a Gavirate di Guido Morselli, costruito da luinel 1952 conCasina Rossa dove abitò per molti anni in una bella oasi di pace e con una splendida vista. Usciti dal parco e tornando verso la stazione si può andare al centro di Gavirate percorrendo la via principale e vedere belle vetrine, alcuni caratteristici graffiti su antiche palazzine, la piazza del mercato, le pasticcerie, per arrivare sino alla piazza del glorioso Municipio con una bella fontana, alcuni palazzi e l’antico Caffè Veniani, nato come stazione di posta, che ha visto la presenza di molto illustri clienti e celebri artisti tra cui Giuseppe Verdi, Annie Vivanti, con l’intimo amico Giosuè Carducci e dove arrivava spesso il Morselli a cavallo.
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La Piazza del Comune, autonomo dal 1428, è anche il centro patriottico che vide Carlo de Cristoforis eroe garibaldino. Poco distante dalla Piazza del Comune, in via Toti, c’è una casa con una targa, dove abitò la Mura col fratello Luigi. Dal centro di Gavirate si può scendere da più parti al lago di Gavirate, solo dal 1927 chiamato di Varese, che è amato e frequentato dai canottieri di molti paesi. Qui si trova una bella passeggiata che la congiunge a Biandronno tramite la pista ciclopedonale che circonda il lago e che qui, ne è la parte più bella. Andando dalla parte opposta, sempre sulla pista ciclopedonabile, si arriva al Chiostro di Voltorre, simbolo di Gavirate, di stile gotico romano, uno dei più belli della Provincia di Varese e monumento nazionale, la cui storia si interseca con quella della adiacente ed antica Chiesa di San Michele di origini più antiche, entrambicostruiti su un’area con strutture tardoromane risalenti a prima del V secolo. Il Chiostro possiede opere di Lanfranco da Ligurno, il più antico scultore varesino di cui si conosca l'identità, che sono di indubbia qualità artistica.
La torre, ancora oggi ben conservata,fu costruita nella seconda metà del XII secolo nell'area in cui sorgeva un cimitero mentre nella seconda metà dello stesso secolo, venne eretto il Chiostro, da parte dei monaci benedettini provenienti da Ivrea. Il Chiostro gestiva una vasta e proficua attività agricola. Quando Napoleone, per rimpinguare le casse dello stato confiscò i beni ecclesiastici, lo vendette a privati che lo trasformarono in deposito agricolo, provocando così la sua decadenza aggravata dall'incendio del 1913 che ne distrusse gran parte. In questo Chiostro abbandonato dopo le sciagurate disposizioni di Napoleone, abitò Luigi Conconi, il primo scopritore moderno del Chiostro.Artista scapigliato, incisore, pittore, architetto, collezionista, detto il Bigio, ha vissuto agli inizi del 1900 diversi anni in alcune stanze del Chiostro di Voltorre, cercando lungamente ed inutilmente di comprarlo. Poi o dalla pista ciclabile o dalla strada comunale, dopo breve tragitto, si raggiunge l’antica Oltrona, le cui origini incerte risalgono a ben prima del 900, data della sua prima citazione documentale, con la sua Chiesa del XIV secolo posta su un colle con splendido panorama, che contiene una pala del Brunella e un affresco della Madonna coevo del tempio, sorto dove esisteva una necropoli romana. Dell'epoca feudatale resta il villino costruito dai Visconti-Vistarini, con sulla facciata un affresco del Brunella, che nel 1700 divenne convento dei padri Carmelitani Scalzi e poi, con la confisca di Napoleone, divenne privato. Nella parte alta di Oltrona c’è il Parco delle 5 Piante inpunto molto panoramico. Poi si può scendere a Groppello, frazione di Oltrona, paese costruito su un canale del 1700, che faceva girare i suoi 11 mulini e le pale meccaniche (ne è rimasta una sola)delle sue botteghe artigiane e dove vi era, nel secolo scorso, la bottega organaria di Fortunato Ossola. Sul lago ci sono i resti di un piccolo porto lacustre dove arrivavano le barche con le granaglie, e da dove ripartivano col macinato, quando la via d’acqua era preferita perché più veloce e sicura di quella di terra. Da quipartivano anche in gita le barche dei signori che andavano a festeggiare all'Isolino. Oltrona e Groppello nascono attorno ad un nucleo di ampie corti familiari rimaste in vita sino al secolo scorso e dove si svolgevano anche feste e spettacoli teatrali. Di queste ancora ben conservata è la Curt di Brüt, (Pedretti) l'unica della zona che ha mantenuto il suo aspetto originale e che oggi ospita un agriturismo. Groppello con la vicina Molina di Barasso è dal 1887 la capitale italiana della pipa, con i suoi famosi e prestigiosi marchi come quello di Savinelli.
Testi a cura di Federica Lucchini, Luciano Folpini
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